giovedì 25 dicembre 2014

Gesù aiutami a prendermi cura di Te

Carissimi amici,
chi ogni anno ha la gioia e la fortuna di prepararsi al Natale, partecipando alla Novena, sarà stato inondato dalla ricchezza e dalla profondità degli cantici e dei salmi. Proiettandoci verso il passato, i testi dell’Antico Testamento ci invitano a riconoscere nelle vicende del popolo di Israele, nelle sue attese e nelle sue speranze, la storia dell’umanità e la nostra storia. Quanti vuoti da colmare, quante depressioni da risanare e paludi da bonificare! Storie di guerre e di infedeltà, situazioni di sofferenza e di peccato che l’uomo per quanto si sforzi non ha il potere di recuperare e che solo Dio può salvare. Da qui il grido dell’uomo indigente: “Oh volessi tu squarciare i cieli e discendere davanti a te i monti si scioglierebbero”.
Questa preghiera è stata esaudita questa notte, questo giorno. Ma in un modo che è una delusione totale per tutto quello che il nostro cuore, la nostra ragione, la nostra stessa fede si attendono che Dio faccia quando opera per la nostra salvezza.
La salvezza che aspettiamo richiama il potere di un re, la forza di un esercito, la gloria e l’onore di una corte. Invece Dio viene, ma non come ce lo aspettavamo.
“Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo”: - dice l’angelo ai pastori – “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”.
La potenza di Dio è così la tenerezza di un bambino a cui offrì ospitalità solo una stalla.  
Dio viene per contrasto scriveva un teologo del XVI secolo, in contrasto con le nostre attese. È sempre così. Dio esaudisce le nostre invocazioni, ma in maniera diversa da come pensiamo.
Cerchiamo la gloria di Dio e la troviamo in un bimbo. E nulla sembrerebbe più dimesso, più consueto, più feriale di questa scena che i cristiani non si stancano di riprodurre ogni Natale nelle loro chiese e nelle loro case.
Cerchiamo la potenza di Dio e lo troviamo indifeso, perché vuole che gli crediamo non perché indotti dalla paura, ma perché catturati dal suo amore generoso.
Cerchiamo Dio e lo troviamo tra le braccia di sua Madre, cullato, allattato, riscaldato. Così noi inseguiamo Dio mendicanti di ogni cosa e invece lui viene a noi mendicando il nostro amore, elemosinando il nostro affetto e le nostre attenzioni, implorando le nostre cure. Questo bambino è Dio che decide di aver bisogno del nostro amore.
Scriveva san Josè Maria Escrivà: “Gesù Bambino, Gesù Adolescente: mi piace vederti così, Signore, perché… posso osare di più. Mi piace vederti piccolino, indifeso, per illudermi che tu abbia bisogno di me”.
È fuori da ogni logica umana, ma la vera preghiera natalizia è quella che chiede a Dio di potersi prendere cura di Lui. Gesù aiutami a prendermi cura di Te. La meditazione, la confessione, l’eucarestia, l’ascolto della parola, sono il mio modo di cullare, custodire, di proteggere quel bambino che lo Spirito ha fatto nascere nel mio cuore.
Cari amici, Dio ci ha veramente stupiti quel giorno, ci ha lasciato senza parole. Non fu diverso nemmeno per i contemporanei di Gesù. Maria, Giuseppe, i pastori, i Magi. Vedono e rispondono col silenzio all’imprevedibilità di quegli eventi. Chi chiaccherà è solo Erode, che non vuole ne vedere ne capire. Anche a noi oggi è chiesto di vedere, meravigliarsi e contemplare la gloria di Dio apparsa nel mondo. Ci conceda, carissimi, in questo natale, il Signore, la grazia di vedere vinti i nostri peccati, superate le nostre paure e resistenze, alleviati i nostri dolori e confermi nella sua benedizione quanti sono nella gioia.

Buon Natale.

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